L’IMPORTANZA PSICOLOGICA DELLO SPORT PER I BAMBINI, ORA PIU’ CHE MAI

Ad un anno circa dall’inizio dell’emergenza Covid, l’ASD Evergreen Civitavecchia in qualità di Scuola Calcio ha voluto approfondire tutto ciò che riguarda la sfera psicologica di un bambino in relazione a questo particolare periodo, tematica che riteniamo di fondamentale importanza.

Per farlo in maniera professionale abbiamo chiesto il parere di uno Psicologo:

Abbiamo avuto il piacere di confrontarci con il Dott. Manuel Varchetta per approfondire tali aspetti e quali atteggiamenti bisogna adottare per affrontare al meglio il fermo delle attività sportive.

La prima domanda che ci siamo posti è come un bambino percepisca tutta questa emergenza. 

I bambini e i ragazzi, indipendentemente dall’età, possono manifestare vissuti di preoccupazione o disagio emotivo durante e a seguito di un’emergenza di questo tipo.

Possono attivare comportamenti di eccessivo attaccamento ai genitori e richieste di accudimento, sentirsi ansiosi, ritirarsi, sentirsi arrabbiati o agitati, avere incubi notturni e frequenti cambiamenti d’umore.

È importante che riescano ad esprimere e comunicare i loro sentimenti di inquietudine in un ambiente sicuro e supportivo.

Quali possono essere e variare, le sue emozioni in base all’età?

I bambini in età prescolare (3-5 anni) possono richiedere più attenzioni e affetto, presentare comportamenti regressivi, come episodi di enuresi, ansia da separazione dalle figure genitoriali, capricci o manifestazioni di rabbia e difficoltà nel sonno.

I bambini più grandi (7-10 anni) possono sperimentare tristezza o paura che l’emergenza possa ripresentarsi, anche come esito dell’esposizione ad informazioni distorte tra pari; inoltre, alcuni bambini possono manifestare difficoltà di concentrazione o focalizzarsi sui dettagli dell’evento e parlarne durante buona parte della giornata, mentre altri possono manifestare evitamento;

I pre-adolescenti ed adolescenti possono manifestare disturbi comportamentali o, d’altro canto, ridurre il tempo di frequentazione con i pari. Possono talvolta sperimentare vissuti emotivi di elevata intensità e sentirsi incapaci di esprimerli a parole; talvolta tali vissuti emergono attraverso irritabilità e comportamenti oppositivi verso fratelli, genitori o altri adulti;

Cosa è necessario fare in questi casi?

Serve soprattutto ascoltare, dare sostegno nel superamento delle problematiche psicologiche, rispondere alle loro domande utilizzando un linguaggio chiaro ed adeguato all’età e limitare l’utilizzo dei media da parte dei bambini cercando di ridurre la potenziale confusione.

In un contesto che vede continue chiusure per prevenire le possibilità di contagio, quali conseguenze sociali e psicologiche possono esserci per un bambino?

Tutto ciò sebbene necessario, ha comportato inevitabilmente un cambiamento delle abitudini e degli stili di vita di tutti noi con effetti molto evidenti a livello psicologico.

Solitudine e isolamento sociale, uniti ad una vita sedentaria, passando troppe ore davanti alla TV, al computer o ai videogiochi, possono avere un effetto negativo per la salute psicofisica dei bambini e dei ragazzi, con un rischio aumentato di sovrappeso; disturbi del sonno, comportamenti aggressivi, irritabilità; repentini cambi d’umore, ansia, difficoltà di concentrazione e di attenzione.

Cosa significa per i bambini al livello sociale e psicologico non poter partecipare alle attività sportive?

Non poter frequentare contesti di gruppo come la propria classe o la propria squadra sportiva, può provocare nei bambini una serie di problematiche. Innanzitutto, la frequentazione e la condivisione delle attività con ragazzi o bambini coetanei, offre loro la possibilità di sperimentarsi in ruoli diversi da quelli di figlio e di assumere una posizione all’interno del gruppo che lo fa riconoscere e apprezzare per le sue caratteristiche, i suoi interessi e le sue competenze.

Nel rapporto con i pari, il bambino non è accettato a priori come in famiglia, ma deve conquistare le simpatie degli altri, condividere e collaborare, oltre a modulare la sua impulsività, negoziare e rispettare regole condivise.

Partecipando ad attività sportive o ricreative, i ragazzi stabiliscono relazioni; si uniscono e formano gruppi spontanei. In questi contesti, il bambino inizia ad assumere una visione realistica di sé, ritrova persone simili a sé, con problemi ed esperienze analoghe e per questo impara a condividere emozioni e risolvere autonomamente conflitti.

La limitata libertà di movimento di ogni singolo ragazzo a scuola e ancora di più la necessita di svolgere le lezioni in DAD, possono avere effetti sulla salute psicofisica dei ragazzi e delle loro famiglie? 

La chiusura delle scuole ha caricato i genitori della responsabilità di seguire i figli nelle attività scolastiche costringendoli a entrare in confidenza con strumenti digitali e attività nuove per loro. Questo può rappresentare una forte fonte di stress e di ansia per questi ultimi e questo malessere a sua volta, può avere un effetto negativo sull’umore e sul benessere dei bambini.

In relazione a questo quali benefici può comportare lo sport e l’attività fisica?

Partecipare a sport di gruppo come detto è una esperienza fondamentale che agisce su molte componenti. Costituisce quindi uno spazio di educazione oltre che di apprendimento.

Anche per questo l’attività sportiva svolge un servizio psicosociale fondamentale per la famiglia, che garantisce tempi, spazi e luoghi di crescita culturale e psicologica.

In questa fase di emergenza, assume molta importanza proporre ai bambini alcune attività e giochi di movimento. Fare ogni giorno movimento è anche un modo semplice ed efficace per tenere a bada lo stress e il senso di frustrazione che potrebbero emergere. Con l’esercizio fisico aumentano le energie e lo stato di benessere generale, migliora la qualità del sonno, l’autostima, la fiducia in sé stessi. Inoltre, vengono infatti scaricate le tensioni accumulate, con riduzione di agitazione e conflittualità,

Il gioco ha un ruolo fondamentale nell’aiutare a mantenersi sempre attivi e reattivi, influenzando abilità come creatività, risoluzione di problemi (problem solving), consapevolezza corporea ed emotiva, competenze linguistiche, cognitive e sociali.

Attraverso il gioco, infatti, possono trovare espressione emozioni, stati d’animo e vissuti sia piacevoli che spiacevoli.

Un continuo fermo delle attività sportive può portare alla lunga ad un disinteresse verso lo sport che invece fino allo scorso anno era vissuto con estremo interesse?

È possibile che le persone vedano le attività sportive come pericolose e come potenziali occasioni di contagio, tanto da non prendere nemmeno in considerazione l’idea di continuare a portare i propri figli al “campo”.

Sicuramente l’isolamento sociale, la reclusione in casa e il peso dell’incertezza generale nell’ultimo anno possono avere avuto un’influenza negativa sull’interesse per le attività sportive e non solo, portando i ragazzi in uno stato di perenne apatia.

A questo proposito, ultimamente si parla sempre di più di “Pandemic Fatigue”.

Con questo termine ci si riferisce a quella sensazione naturale di stanchezza e sfinimento dovuta a uno stato di crisi prolungato di cui non si intravede la fine.

Rispetto al primo lockdown del 2020 è infatti plausibile che ci si senta maggiormente sconfortati e persi: se all’inizio di una situazione critica la maggior parte delle persone è in grado di attivare un sistema di adattamento mentale e fisico per far fronte a situazioni di forte stress, quando la situazione si protrae nel tempo e richiede misure che modificano profondamente le abituali condizioni di vita e di lavoro, può subentrare un malessere profondo derivante dalla sensazione di perdita di controllo sulla propria vita, di deprivazione e di costrizione che può sfociare in un generale disinteresse verso il mondo esterno.

Quale pensa sia il ruolo di una società sportiva durante questo periodo ed in futuro ed in particolare qual è il compito e l’approccio che un allenatore deve avere oltre che dal punto di vista tecnico anche dal punto di vista psicologico ed educativo?

In questo momento, le società sportive dovrebbero rappresentare un luogo dove bambini e ragazzi possano esprimere e comunicare liberamente i loro sentimenti di inquietudine, timore e incertezza. Il ruolo degli istruttori non deve limitarsi al solo insegnamento di gesti tecnici e caratteristici dello sport. L’allenatore è una figura che può rappresentare un modello a cui ragazzi possono ispirarsi, per tanto deve essere in grado di comprendere i loro bisogni e aiutarli a trovare modi positivi per esprimere sentimenti angoscianti come rabbia, paura e tristezza e promuovere una maggiore consapevolezza di sé, autoefficacia e capacità di autorealizzazione.

Dal punto di vista tecnico, gli istruttori possono sfruttare il momento per far allenare e far divertire i bambini con alcuni gesti tecnici delle singole discipline sportive che è possibile praticare anche mantenendo il distanziamento. Nel calcio, ad esempio, i bambini potrebbero affinare le proprie capacità nel tiro e lo possono fare senza contrasto, distanziati l’uno dall’altro, oppure si possono organizzare tornei di precisione, creare delle piccole classifiche per fomentare una sana competizione tra di essi. D’altro canto, esistono molti movimenti tecnici che possono essere insegnati e appresi facilmente dai bambini senza infrangere le regole del distanziamento sociale. Si pensi ad esempio allo stop della palla, il tiro, i passaggi, i rigori.

In definitiva, si possono organizzare attività sfruttando la capacità di apprendere un gesto tecnico importante con il divertimento e la capacità di competere tipica dei bambini.

Dal punto di vista sociale e psicologico, potersi vedere e competere su cose semplici è divertente per i bambini, anche se non possono stare vicini, toccarsi, abbracciarsi o spingersi.

In questo periodo più che mai, comunicare con i bambini è molto importante: bisogna far capire loro che questo non è tempo sprecato e che impareranno cose che magari non avevano potuto imparare in passato.

L’obiettivo è stimolarli non solo nel fare attività fisica ma nell’aver piacere di fare sport e movimento. Lo sport deve essere un piacere, non una costrizione.

Inoltre, gli istruttori possono fornire supporto ai genitori che frequentemente devono decidere da soli quello che è più giusto o più corretto far fare al proprio figlio.

Aiutarli nel stimolarli a mettere in atto comportamenti salutari, cercare di indirizzarli nel mantenimento di una sana routine, rassicurarli sul fatto che i luoghi e le situazioni di gioco sono sicuri, rendendoli consapevoli che il divertimento, il gioco e lo svago, sono attività importanti tanto quanto l’apprendimento e lo studio.

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